“Omnia vincit amor” “Tutto vince l’amore”

Chiara Lubich disse : “L’Opera si chiama CARITÀ”. eppure “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.

“Tra il dire e il fare c’è ci mezzo il “mare” o il “male” ?

Quel “nella CARITÀ c’è tutto” di Sant’Agostino nella storia dei Focolari.

il vero significato della frase AMA E FA CIO’ CHE VUOI di Sant’Agostino

Abbiamo ascoltato attentamente alcune testimonianze molto inquietanti che riportiamo senza citare i luoghi, né le persone che invece noi conosciamo, e questo per ovvie ragioni. Una prima persona che si preparava ad entrare in Focolare e che ha preso un’altra direzione ancor prima di andare a Loppiano alla Scuola Internazionale Mystici Corporis per la Formazione dei Focolarini Fondata da Chiara Lubich dopo aver Fondato la prima Cittadella del Movimento dei Focolari di cui ha messo la prima pietra nel 1964.

Sfruttamento ? … Obbedienza cieca ? …

“Durante la vita nella Pre-scuola di … io lavoravo al Centro Mariapoli della zona. Non eravamo stipendiate e nemmeno venivano versati contributi (di nessun tipo) per la nostra pensione ecc… E’ da sapere che alcune di noi si erano già completamente sganciate dal lavoro proprio. In questa situazione ci siamo trovate senza un soldo, ma ad esempio i miei genitori dovevano provvedere al mio sostentamento con una quota mensile.

Questa prassi mi risultò alquanto anomala avendo io concluso degli studi di Diritto, ma lanciata come ero nell’avventura dell’unità, considerai il mio lavoro come volontariato e non feci nemmeno la domanda. Ci sono cose che non si osa nemmeno domandare e passano tacitamente come lecite.

Si doveva lavorare a volte anche quattordici [14]ore al giorno in particolare quando c’erano degli incontri numerosi.

Un esempio che non dimenticherò è il fatto che la responsabile esigeva che venisse lavato il pavimento esattamente come lo diceva lei e se qualcuno sgarrava “di un millimetro” veniva ripresa duramente ed in modo esagerato, senza ottenere spiegazione del perchè si doveva usare esattamente quel metodo e non un’altro.

Un’altra volta la responsabile mi chiamò all’improvviso e mi chiese di riordinare una credenza spostando i bicchieri in basso e i piatti in alto degli scaffali.

Mi venne spontaneo chiederle il perchè. La risposta fu : “Tu non devi pensare, devi solo eseguire.” Altre volte mi sono sentita dire: “non hai ancora capito che devi tagliarti la testa!”.

Era del tutto normale per noi che l’obbedienza era più che obbedienza. Chiara ci chiedeva di “perderci nell’altro, per farci UNO con l’altro…” era proprio come perdere se stessi, non solo le proprie idee, ma proprio se stessi. “E’ l’altro che deve vivere e tu morire, rinnega te stesso” – “l’unità è come nella Trinità : io in te e tu in me…solo così c’è Gesù in mezzo” … E quando ci dicevano che avevamo Gesù in mezzo ognuna di noi era certa che ciò che facevamo era “la volontà di Dio” eravamo certe che non avremmo sbagliato mai.

Senza accorgersi che in realtà era l’idea della capo-focolare che primeggiava sempre che vinceva sempre. Ma avevamo una certezza insita in quello che ci aveva detto Chiara che ci dava la sicurezza di fare la cosa giusta.

Quando ho capito di dover abbandonare l’esperienza della Pre-scuola … prima di partire a Loppiano per prepararmi alla vita di Focolare, sono andata con decisione dalla capo della Pre-scuola dicendo che partivo.

Posso testimoniare che dopo aver lasciato “il sistema focolarino” della vita – come dicono – “con Gesù in mezzo” mi sono sentita incapace di gestire la mia vita.

Ero come davanti ad un baratro che non avrei potuto affrontare da sola se non ci fossero stati i miei genitori che mi hanno ri-accolto in casa finché ho ritrovato un altro posto di lavoro e un impegno nel sociale che mi dava soddisfazione nel relazionarmi con gli altri nella libertà.

Ho dovuto rielaborare il tutto per molto tempo con un l’aiuto di uno psicologo e quando mi sono sentita forte, ho chiesto di parlare con la Capo-zona per spiegare i punti che erano per me oggettivamente problematici nella vita del Focolare. Infatti li avevo potuti confrontare ed ero stata confermata in ciò che avevo concluso.

Purtroppo ho dovuto accettare – ancora una volta – di essere “colpevolizzata” di tutto come se fossi io a non essere in grado di rispondere alla più alta e più bella “vocazione del mondo” quella della focolarina. Non è da tutti.

Non ho difficoltà a dire che certamente avrò anch’io sbagliato e sarò stata imperfetta in tante cose, ma la domanda è : “come mai la colpevole in ogni caso ero sempre io ? … Nessuno si rimetteva in questione, soprattutto se si trattava della capo-focolare o della capo-zona?”.

Seconda testimonianza che ci ha sorpreso, ma non più di tanto … ed è di una ex-focolarina che ha vissuto in Focolare parecchi anni e in luoghi diversi.

Omosessualità istituzionalizzata ?

Ho vissuto alla Pre-scuola nella Cittadella … vorrei denunciare un atteggiamento che mi ha molto disturbato e tutt’ora deploro.

Alla morte di mio padre, ho sofferto molto. La mia capo-focolare, pretendeva consolarmi con una vicinanza esagerata e non opportuna. Dal letto a castello mi allungava il braccio per aiutarmi a scendere e dormire con lei nel suo letto.

Quando ripenso a questi fatti, un’ira profonda cresce dentro di me.

Dall’autorità che mi rappresentava la volontà di Dio in tutto e per tutto, ricevevo – senza rifiutare – anche dei baci sulla bocca. In quel periodo di debolezza lei mi diceva : “Ti voglio stare vicina”.

Questa esperienza negativa mi ha segnato molto perchè anche poi quando ero in Focolare a … dopo anni mi sono accorta che tra la capo-focolare e un’altra focolarina c’era un rapporto da “inseparabili”.

Non sapevo come liberarmi da tutto questo.

Ho cercato di dimenticare, insabbiare tutto. Anche se mi è difficile devo testimoniare questo assurdo.
Non so se si può immaginare quanto per noi fosse normale “far finta di niente” e continuare a divulgare un Ideale che dicevamo essere il Vangelo di Gesù. In realtà vivevamo a fondo la meditazione che Chiara aveva scritto per i più interni e che pochi conoscevano: “la divina commedia”. Facevamo una “commedia” che era tutto tranne che “divina” ma dovevamo chiamarla tale…

LA DIVINA COMMEDIA
Tutte le volte che sentirai
la disperazione nell’anima
e continuerai a sorridere
e a parlare di speranza agli altri;
tutte le volte che sentirai
la morte nell’anima
e continuerai a sorridere
e a parlare di vita agli altri;
tutte le volte che ti sentirai peccato
e continuerai a parlare agli altri d’Amore
e ad amare concretamente;
tutte le volte che avrai l’anima piombata
nel buio più assoluto
e continuerai a sorridere
e a parlare agli altri di luce,
ti sembrerà di fare una commedia,
di non vivere nella verità.
Ricordati:
quella è Commedia divina,
quello è essere Gesù Abbandonato vivo.
+ + +

Chiara in più ci diceva che dovevamo vivere l’“arte di amare” dovevamo “amare tutti” : non esiste il simpatico e l’antipatico, il nero e il bianco ecc… ecc… e aveva anche coniato un frase: “Amare sempre, subito con gioia”. Di quale amore si parla ? Citava Sant’Agostino con la bella preghiera “Ama e fa quello che vuoi”… Ma noi non eravamo formate né culturalmente, né spiritualmente

Ad esempio : leggiamo l’estratto dal libro di Chiara Lubich “IL GRIDO” detto da lei e da tutti noi “la più bella lettera mai scritta a Gesù Abbandonato” – ed. Città Nuova (pag. 52).

Non ho sperimentato in focolare quell’amore reciproco di cui tanto si parla. Sono testimone piuttosto di quelle chiacchere di cui spesso parla Papa Francesco. Quelle parole che tolgono la dignità ad una persona e seminano zizzania.

Con questo sistema mi hanno dato e tolto, dato e tolto molti incarichi facendomi sentire un’incapace in tutto…
Non mi restava che spolverare, scopare, lavare per terra, insomma PULIRE, PULIRE, PULIRE.

Quando ebbero bisogno di qualcuno pronto a tutto per far girare una piccola azienda nella Cittadella, la capo-zona mi mandò a chiamare e mi assegnò presso una famiglia [quindi fuori dal focolare] perchè io andassi ad imparare il mestiere nelle aziende vicine. E ci rimasi per un po’ di tempo … La nostra volontà era solo quella dei superiori, ci assorbivano completamente … Nel frattempo nella cittadella hanno fatto arrivare i macchinari. Quando ho avuto l’OK, sono tornata e ho cominciato ad insegnare il mestiere a delle donne profughe. … Abbiamo lavorato per qualche anno ma – dopo aver insegnato quel tipo di artigianato – per l’essenziale il mio compito era quello d’inculcare in testa a queste donne come essere puntuali al lavoro, e obbedire a bacchetta … un po’ come faceva la capo-zona con me. Lei dalla mansarda mi additava l’orologio quando mi scopriva un secondo in ritardo ed esigeva a volte cose assurde con un tono autoritario.
Arrivata a quel punto ho capito che come ero stata trattata io, così trattavo gli altri … esigevo il massimo e ancor di più da queste povere donne perchè io dovevo rendere conto alla Capo-zona del tempo di lavoro, del materiale e di tutto quanto veniva sprecato …

Qualche anno dopo, ho scritto a Chiara per chiederle se potevo fare i voti – come facevamo tutte per chiederglielo – semplicemente perchè era arrivato il mio tempo. C’era il raduno di dicembre e io aspettavo di aver una risposta che non arrivava mai. Poi ho fatto i voti…

Ad un certo punto la Capo-zona mi ha chiamato per dirmi che non c’era più bisogno di me per l’azienda alla Cittadella e mi ha assegnato all’equipe delle adozioni a distanza. Non c’era da discutere, ma obbedire ciecamente, questo è fare unità.

Ma un giorno mi hanno chiesto una cosa che andava contro la mia coscienza riguardo le adozioni a distanza. A quel momento io mi sono rifiutata. Sono stata convocata dalla Capo-zona che mi ha trattato così male come mai ancora mi era capitato.

Non l’avevo mai vista così furiosa tanto che “schiumava” saliva dalla bocca e diceva di tutto contro di me: “Non hai mai fatto la volontà di Gesù in mezzo, ti sei sempre voluta mettere in mostra, hai sempre fatto di testa tua sia in Focolare che fuori.”

Il suo modo di parlare è stato per me un incubo che mi sono portata dentro per molto tempo anche dopo che ho lasciato il Movimento e la spiritualità di Chiara Lubich, dell’Unità e di Gesù abbandonato.

Pensieri di Chiara Lubich sull’Unita’

L’unità per assorbimento e per identificazione nella spiritualità di Chiara Lubich

“Viaggiare il PARADISO” di Piero Coda

“Cinque parole alla mia Chiesa” di Piero Coda

scritto del 1950 certificato autentico di Chiara Lubich
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