Chiusura della fase diocesana della Causa di Beatificazione di Chiara Lubich.

Frascati, il 10 novembre 2019

Monsignor Angelo Amati apre la fase più amministrativa con una relazione eloquente che si conclude con i simboli del lievito e del principio di Gamaliele

UN ARTICOLO SIGNIFICATIVO
PER COMPRENDERE BENE IL “PRINCIPIO DI GAMALIELE”.

Carlo Maria Martini: i laici nella Chiesa oltre i luoghi comuni

Citazione tratta da questo articolo del Prof. Marco Vergottini, teologo – pubblicato su Aggiornamenti sociali [novembre 2017 – pag. 260-261]

“… L’anno successivo in autunno si svolse il Sinodo dei vescovi, segnatamente la VII Assemblea generale ordinaria (1-30 ottobre 1987) intitolata «La vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo». Martini vi prese parte (come a tutti i Sinodi dei vescovi celebrati durante il suo episcopato) e fece un intervento durante i lavori in assemblea. Ecco un ampio stralcio:

Principale compito pastorale di fronte alle nuove aggregazioni, come hanno già detto autorevolmente alcuni Padri sinodali, è il discernimento. Esso non significa solo valutazione e giudizio, ma anche accompagnamento in vista di una inserzione cordiale e organica nell’insieme dell’attività formativa e missionaria della Chiesa. Esso richiede un certo tempo e una buona volontà reciproca. Talora si vorrebbe farne a meno, appellandosi alla nativa bontà del carisma, che il vescovo dovrebbe unicamente riconoscere e accogliere.

Si dice «se il vescovo non vuole che esistiamo, siamo pronti a morire; ma non ci si chieda di cambiare nulla del nostro carisma».

Ma così si è già deciso a priori che il proprio carisma è divino e intoccabile.

Talvolta si sente anche invocare il principio di Gamaliele: «si lasci spazio a queste realtà; se non sono da Dio, cadranno da sole».

Ma si dimentica che Gamaliele non era un vescovo, e che l’autorità ecclesiastica non può rinunciare alla responsabilità del governo pastorale.

Parecchi Padri hanno già richiamato validi criteri di discernimento. Io vorrei segnalare due distinzioni preliminari. Va fatta una distinzione tra le aggregazioni che hanno un compito soprattutto formativo e quelle che propongono un progetto pastorale globale e talora anche un progetto di società. Nel primo caso il discernimento si eserciterà sulla dottrina e la disciplina liturgica, morale e ascetica. Nel secondo caso il “discernimento-accompagnamento” deve far sì che una aggregazione adatti il proprio progetto intenzionalmente globale alla realtà concreta di una Chiesa particolare e si inserisca con vera collaborazione in un piano pastorale più ampio. Nessun richiamo al “carisma” può legittimare una “esenzione” rispetto alle autorità a cui spetta dirigere il cammino comune. La seconda precisazione riguarda il contesto stesso di “carisma”. In quello che oggi, forse con troppa facilità, si chiama carisma di un movimento o di un gruppo occorre distinguere almeno quattro cose: le persone che compongono il gruppo, spesso generose e sacrificate; il germe ideale che ne sostiene l’azione, per lo più valido; l’ideologia o sistema dottrinale che viene sviluppandosi attorno all’intuizione di fondo; e infine la prassi concreta: pastorale, formativa, liturgica, talora anche sociale, economica, civile.

Il discernimento dovrà tener presenti tutti questi aspetti, e non limitarsi alle intenzioni o alla bontà soggettiva delle persone, e verificare, ad esempio, se la prassi dà segni di esclusivismo, oppure è volentieri aperta alla collaborazione per le imprese comuni; se realizza in pratica i valori evangelici della povertà e dell’umiltà, o si lascia tentare da logiche di potere ecc. In ogni caso si dovrà ricordare che c’è una sola perla preziosa, intoccabile e immutabile: il Regno di Dio e in esso la carità (Caprile 1989, 319 e ss.).

Quello che pare a Martini di dover auspicare come rimedio alla tendenziale autoreferenzialità del singolo gruppo, da una parte, è la docilità a riconoscere l’esercizio di un discernimento da parte dell’autorità ecclesiale competente, nonché l’aprirsi a un franco e serrato dialogo con le altre espressioni di Chiesa, a partire dalla dimensione popolare e istituzionale che connotano la vita diocesana e parrocchiale; dall’altra parte, è urgente attivare un confronto con le forme ordinarie della esperienza civile che accomunano tutti, credenti e non credenti.

A partire dalla Pentecoste del 1998 il cardinale Martini promosse una serie di incontri per i membri delle associazioni, gruppi e movimenti ecclesiali per favorire un fruttuoso confronto in cui ciascuna realtà potesse coltivare il desiderio di essere a servizio di tutto il popolo di Dio e non soltanto della propria aggregazione. Certamente ciascuno può in modo legittimo sostenere che svolge il proprio servizio dal punto in cui si trova e interpreta la realtà, ma al contempo occorre riconoscere che il servizio va compiuto leggendo la realtà con gli altri fratelli e sorelle nella fede, facendosi carico della responsabilità di ciascuno per l’altro e di tutti per l’insieme.

Nell’anno giubilare, infine, Martini osservava che i grandi raduni piacciono molto ai mass media perché risultano facili da trasmettere, ma il rischio di queste manifestazioni è di non incidere in profondità. In questo senso invitava a raccogliere la sollecitazione di Giovanni Paolo II, che raccomandava di dedicare maggiore attenzione e cura agli eventi celebrati a livello di Chiesa locale, di decanato, di comunità parrocchiali.

… In “Cristiani e cittadini – Aggiornamenti sociali –
“Carlo Maria Martini: i laici nella Chiesa oltre i luoghi comuni” di Marco Vergottini, teologo.

Don Giorgio Ronzoni pone un’analisi approfondita dal punto di vista della Teologia pastorale che non può essere ignorato.

Se facciamo un passo indietro nel tempo, il Santo Padre Francesco aveva incontrato in Sala Clementina tutti i partecipanti all’Assemblea Generale il 26 settembre 2014 – dopo l’elezione della Presidente e del Co-presidente del Movimento dei Focolari, opera di Chiara Lubich.
Nel suo discorso il Santo Padre parla di “bizzantinismi” :

Mentre concludiamo questo articolo riceviamo un documento interessante. Lo pubblichiamo specificando che si tratta di una e-mail del 29.09.2014 in risposta ad una richiesta personale di chiarimenti che una ex-focolarina ha domandato ad un sacerdote francese.

Sottolineiamo anche – per situare la risposta nel tempo – che i Discorsi conclusivi di Maria Voce e di Jesus Moran ai Dirigenti dei Focolari presenti all’Assemblea Generale del Movimento – hanno avuto luogo a fine settembre e precisamente DOPO l’incontro con Papa Francesco.

Questa e-mail (29.09.2014) di cui riportiamo prima la traduzione italiana e in seguito l’originale francese, suppone il fatto che il sacerdote che scrive ha visionato un video che noi purtroppo non possediamo.

Oggetto: Discorso di Emmaus – Maria Voce e del nuovo co-presidente Jesus Moran a conclusione dell’assemblea dei Focolari (fine settembre). Dopo l’incontro con Papa Francesco. Un prete francese mi scrive quanto segue (originale francese + traduzione in italiano) :

Scriviamo qui in primis la Traduzione :
«Ho appena ascoltato con benevolenza il discorso di “nonna” Voce.

C’è un bellissimo ideale. Tutti quanti sembrano essere bravissime persone. Il discorso è ben collaudato : che tutti siano uno con Gesù abbandonato [e Gesù] in mezzo.

Se si ascolta senza malizia, non si vede niente.

Cara …, la tua azione, e quella degli «abbandonati di Chiara» deve almeno indurli a inquadrare le precisazioni del buon senso, della filosofia e della fede della Chiesa nella loro prospettiva di unità. In mancanza di tali precisazioni, quest’opera rappresenta in effetti un grave pericolo, tanto per la Chiesa, quanto per ogni membro in particolare.

Si direbbe che si tratti di una trasposizione cristiana del comunismo. Abbiamo un bellissimo ideale, e ad ogni problema concreto, ad ogni difficoltà quotidiana, rispondiamo: unità, o a seconda del caso, Gesù abbandonato.

Così facendo si può andare dappertutto, ci si può infiltrare dappertutto. Ed è proprio quello che succede. Ecco perché è essenziale lo studio della vera natura del Paradiso 49, insieme allo studio approfondito da parte della Chiesa della psicologia di Chiara Lubich, soprattutto se quest’ultima ha sofferto di una malattia psichica.

Se la Chiesa non esorta questo movimento a fare un vero lavoro di approfondimento, si ritroverà sempre di più alle prese con un gigantesco problema di portata mondiale.

La spiritualità dell’Unità è un bellissimo ideale, la spiritualità di Gesù abbandonato è grandissima, ma se ce ne serviamo come una ricetta e che ad ogni difficoltà che si presenta – sia in alto loco, sia nel semplice contatto con una persona nel mondo – rispondiamo a seconda dei casi ‘‘che tutti siano uno, o Gesù è abbandonato’’, allora cadiamo nella falsificazione pietosa totale.

È normale che alla fine di un congresso qualsiasi gruppo si senta unito, rinnovato e pronto ad andare avanti, ma non è normale che la presidente dica che siamo stati milioni ad essere Uno, e che adesso siamo pronti ad aspettare che il mondo intero lo diventi. Un simile atteggiamento è proprio di una setta.

Ciò che mi sembra grave, e che non appare evidente al primo sguardo, in questo video, è che in definitiva non sono i Focolari che si ispirano all’Ut unum sint di Gesù trasmesso dalla Chiesa, ma che sono loro che intendono insegnare alla Chiesa a viverlo. È un rovesciamento di prospettive che passa inosservato. È grave. È proprio del demonio trasformarsi in angelo di luce e falsificare gli obiettivi dei santi.

Nel caso dei Focolari, il pericolo scaturisce quindi dall’applicazione come ricetta miracolo di un falso senso dell’Unità e di una falsa spiritualità dell’Agonia e della Kénosi di Cristo; di un orgoglio molto sottile che vuol fare di ciò che chiamiamo un carisma il segreto in nostro possesso per il rinnovamento della Chiesa (Siamo noi Focolarini che salveremo la Chiesa, e non la Chiesa che ci darà la salvezza); dell’installazione nella Chiesa di una forma approvata di comunismo collettivistico mistico (Siamo tutti assorbiti e annientati nell’unica unità, e guai alla povera persona che si rifiuterà di farlo).

Tutti i valori più belli possono fungere da base ad una setta. Se si riprendono i quattro pilastri della Pace donati da san Giovanni XXIII in Pacem in terris, amore, verità, giustizia e libertà, si possono fondare altrettante sette con ciascuno dei valori presi in modo assoluto senza coniugarli insieme agli altri: l’amore da solo cade nel sentimentalismo; la giustizia da sola cade nel comunismo fanatico; la verità da sola cade nell’integralismo; la libertà da sola cade nell’anarchia e nel libertarismo. Ma se non sono coniugati insieme tutti quanti i valori, o se solo due o tre lo sono, non ci siamo ancora: verità e amore vanno bene, ma se manca la giustizia è gravissimo; e così via. Il valore che manca più spesso è la libertà in Cristo.

Non so se mi spiego con chiarezza. Per capire meglio, scelgo l’immagine di san Francesco e della povertà. La povertà è un valore molto grande. Ma se è l’unica cosa che resta, diventa una setta. Ed è quello che hanno fatto i discepoli «spirituali» di san Francesco, e la Chiesa è stata costretta a condannarli. La povertà non può essere stabilita in assoluto, ma deve essere coniugata insieme a tutti gli altri valori cristiani.

È quanto credo di capire, nel mio piccolo, a proposito dei Focolari: l’Unità è qualcosa di molto grande, poiché Dio è uno, ma se la si riduce ad unico valore, rifiutando di coniugarla insieme a tutte le altre perfezioni divine, è un valore che diventa pericoloso. D’altronde, è proprio quello che è successo all’eretico Ario.

Potrei sviluppare ancora, ma credo di aver detto l’essenziale. La riflessione che la Chiesa può imporre a questo movimento in occasione della richiesta entusiastica da parte loro della beatificazione della loro fondatrice e del suo carisma dev’essere assai benefica se i valori sono tutti rimessi al loro posto.

In poche parole, ciò di cui c’è bisogno per i Focolari, e forse anche per altri movimenti, è un papa osteopata, che rimetta a posto le ossa essenziali per la buona armonia del corpo.»

L’originale in lingua francese :

« Je viens d’écouter avec bienveillance le discours de la mamie Voce. Il y a un très bel idéal. Toutes les personnes ont l’air d’être de très bonnes personnes. Le discours est bien rôdé : que tous soient un avec Jésus abandonné au milieu. Si on écoute sans malice, on ne voit rien. Chère Renata, ton action, et celle des « abandonnés de Chiara » doit au moins les pousser à mettre les précisions du bon sens, de la philosophie et de la foi de l’Eglise dans leur perspective d’unité. Si ces précisions ne sont pas apportées, cette œuvre est effectivement un grand danger, et pour l’Eglise, et pour chaque membre en particulier. On dirait qu’il s’agit d’une transposition chrétienne du communisme. On a un très bel idéal, et à chaque problème concret, chaque difficulté quotidienne, on répond : unité, ou selon le cas, Jésus abandonné. Avec ça, on peut aller partout, s’infiltrer partout. Et c’est ce qui se passe effectivement. C’est pourquoi l’étude de la vraie nature du Paradis 49 est essentielle, avec l’étude approfondie par l’Eglise de la psychologie de Chiara Lubich, surtout si elle a été malade psychiquement. Si l’Eglise ne pousse pas ce mouvement à faire un vrai travail d’approfondissement, elle va se retrouver de plus en plus avec un gigantesque problème de dimension mondiale. La spiritualité de l’Unité est un idéal très beau, la spiritualité de Jésus abandonné est très grande, mais si on en fait une recette et qu’à chaque difficulté qui se présente, soit en haut lieu, soit dans le simple contact avec une personne dans le monde, on répond suivant le cas ‘‘ que tous soient un, ou Jésus est abandonné’’, alors, on tombe dans la falsification pieuse totale. Il est normal qu’à la fin d’un congrès n’importe quel groupe se sente uni et renouvelé pour aller de l’avant, mais il n’est pas normal que la présidente dise qu’on a été des millions à être Un, et que maintenant on est prêts pour que le monde entier le devienne. C’est le propre de la secte. Ce qui me paraît grave, et qui n’apparaît pas au premier regard, dans cette video, c’est que finalement ce ne sont pas les Focolari qui vont s’inspirer de l’Ut unum sint de Jésus transmis par l’Eglise, mais que c’est eux qui vont apprendre à l’Eglise à le vivre. C’est le renversement des perspectives, et ça ne se voit pas. C’est grave. C’est le propre du démon de se transformer en ange de lumière et de falsifier les objectifs des saints. Dans le cas des Focolari, le danger vient donc de l’application comme recette miracle d’un faux sens de l’Unité et d’une fausse spiritualité de l’Agonie et de la Kénose du Christ ; d’un orgueil très subtil qui veut faire de ce qu’on appelle un charisme le secret que l’on possède pour le renouveau de l’Eglise (C’est nous les Focolari qui allons sauver l’Eglise, et pas l’Eglise qui va nous porter le salut) ; de l’installation dans l’Eglise d’une forme approuvée de communisme collectiviste mystique (Nous sommes tous absorbés et anéantis dans l’unique unité, et malheur à la pauvre personne qui ne voudra pas le faire). Toutes les valeurs les plus belles peuvent servir de base à une secte. Si on reprend les quatre piliers de la Paix donnés par saint Jean XXIII dans Pacem in terris, amour, vérité, justice, et liberté, on peut faire autant de sectes avec chacune des valeurs prise de façon absolue sans qu’elle soit conjuguée avec les autres : l’amour seul tombe dans le sentimentalisme ; la justice seule tombe dans le communisme fanatique ; la vérité seule tombe dans l’intégrisme ; la liberté seule tombe dans l’anarchie et le libertarisme. Mais si toutes les valeurs ne sont pas conjuguées ensemble, ou seulement deux ou trois, c’est encore faux : vérité et amour, c’est bien, mais s’il manque la justice, c’est très grave ; et ainsi de suite. La valeur qui manque le plus souvent est la liberté dans le Christ. Je ne sais pas si je m’explique clairement. Pour le comprendre, je choisis l’image de saint François et de la pauvreté. La pauvreté est une très grande valeur. Mais s’il ne reste que ça, ça devient une secte. Et c’est ce qu’ont fait les disciples « spirituels » de saint François, et l’Eglise a été obligée de les condamner. La pauvreté ne peut pas être établie en absolu, elle doit être conjuguée avec toutes les autres valeurs chrétiennes. C’est ce qui me semble, à mon petit niveau, comprendre des Focolari : l’Unité est une très grande chose, puisque Dieu est un, mais si on n’en fait la seule valeur, en refusant de la conjuguer avec toutes les autres perfections divines, c’est une valeur qui devient dangereuse. C’est d’ailleurs ce qui est arrivé à l’hérétique Arius. Je pourrai développer plus longtemps, mais je crois avoir dit l’essentiel. La réflexion que l’Eglise peut imposer à ce mouvement à l’occasion de la demande enthousiaste de leur part de la béatification de leur fondatrice et de son charisme doit être très bénéfique si les valeurs sont toutes remises en place. En clair, ce qu’il faut pour les Focolari, et peut-être pour d’autres mouvements, c’est un pape ostéopathe, qui remette les os essentiels en bonne harmonie. »

Come vedeva il Cardinal Martini il posto dei Movimenti nella Chiesa ?
Abbiamo letto una sintesi precisa ed esaustiva come aiuto al discernimento a pagina 168-169 del libro di Don Damiano Modena “Carlo Maria Martini – Custode del Mistero nel cuore della Storia” Ed. Paoline

IL VESCOVO di Carlo Maria Martini pagine 76-77

Ultimamente un lettore ci ha fatto conoscere un libro che dal titolo non avremmo mai pensato dover collegare ai temi del nostro BLOG.
Lo abbiamo letto in più persone della redazione.
Scriviamo uno dei vari commenti : “… Mi ha comunicato un senso autentico di ricerca della verità il più possibile oggettiva. Il libro tratta di vita ecclesiale in generale con particolari interessanti della vita del Movimento dei Focolari al suo interno”.

Nonostante l’attenzione posta a “Petali” di cui auspichiamo un seguito, non possiamo far astrazione del messaggio di due Vittime delle derive settarie del Movimento dei Focolari.
Ci inviano l’una una foto e l’altro una frase associandosi a coloro che chiamano ormai INGANNO e non PROFEZIA quello della Lubich.

Liberandosi giorno dopo giorno vanno “Fuori dalla Rete”
attuando con Coraggio quel detto:
“Non voglio far del passato il mio ergastolo”.

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